Silenzio
Una lezione che non chiede voce
Prima dell’Archivio, c’è un luogo che non chiede parola.
Un chiostro di pietra chiara, aperto al cielo, dove un giardino fiorisce contro ogni logica tra montagne aspre e invalicabili. Le cime lo circondano come un pensiero che ha deciso di non proseguire oltre. Nessuna strada conduce fin lì. Nessun sentiero lo abbandona.
Il vento arriva attenuato, come se avesse imparato a non disturbare. Le campane non suonano. Le fonti non mormorano. Anche l’acqua, qui, sembra sapere quando tacere.
Chi raggiunge questo luogo, e non accade per scelta, comprende subito una cosa:
il silenzio non è assenza.
È una forma di rispetto.
Solo dopo, attraversato il chiostro, si entra nell’Archivio.
I draghetti lo attraversarono con l’attenzione irrequieta di chi sente che qualcosa sta per essere detto. Le ali fremettero, pronte a commentare. Qualcuno aprì già la bocca, come se il silenzio fosse soltanto una pausa da colmare.
Scriptorath li fermò con un gesto lieve.
Non alzò il bastone.
Non parlò.
Si sedette sul bordo della vasca centrale, dove l’acqua immobile rifletteva il cielo senza restituirgli alcuna risposta.
Il tempo passò.
Un tempo scomodo.
Pyrion fu il primo a cedere.
«Maestro…»
La parola cadde nel chiostro come un sasso in uno specchio. I cerchi si allargarono lenti sull’acqua.
Scriptorath non lo guardò.
Attese che l’ultimo tremito si spegnesse da solo.
Solo allora disse:
«Avete notato?»
I draghetti si scambiarono uno sguardo incerto.
Azhuris abbassò le ali.
Auryn smise di volteggiare.
Espheris trattenne il respiro, come se avesse compreso prima degli altri.
«Il silenzio,» continuò Scriptorath, «non è il tempo che precede una risposta.
È il luogo in cui una risposta impara se stessa.»
Si alzò lentamente.
«Chi parla per riempirlo, lo teme.
Chi lo attraversa per pensare, lo onora.
Chi tace per evitare, lo corrompe.»
I draghetti rimasero immobili.
Per la prima volta, nessuno chiese cosa annotare.
Scriptorath accennò un sorriso impercettibile.
«Bene,» disse.
«Adesso possiamo entrare nell’Archivio.»
Le porte si aprirono senza rumore.
Non per magia, ma per consuetudine: erano abituate ad attendere.
Dentro, il silenzio cambiava qualità.
Non era più quello del cortile, ampio e respirabile,
ma uno stratificato, deposto negli anni tra pergamene, legni antichi e scaffali che avevano imparato a reggere il peso delle parole non dette.
I draghetti avanzarono con passo diverso.
Più lento.
Come se qualcosa, nel chiostro, avesse riposizionato il loro ascolto.
«Maestro…» azzardò infine Auryn, con cautela nuova.
«Come si riconosce il silenzio giusto?»
Scriptorath non rispose subito.
Posò una mano su un volume senza titolo, rilegato in cuoio chiaro.
«Non si riconosce,» disse.
«Si impara vivendolo.»
Poi aggiunse:
«Il silenzio che pensa non chiede permesso.
Quello che evita, invece, chiede sempre di essere giustificato.»
Nessuno annotò.
Non era ancora tempo.
Sillabario del Drago
Silenzio (s.m. draconiano, pl. silenzi)
– Spazio attivo in cui le parole decidono se meritano di nascere.
– Tempo non riempito, che costringe il pensiero a mostrarsi per ciò che è.
– Strumento bifronte: cura chi ascolta, protegge chi evita.
– Lingua invisibile parlata da chi ha compreso che dire tutto è una forma di rumore.
– Errore frequente: crederlo vuoto.
– Errore opposto: usarlo per non rispondere.
Nota dell’Archivista
Secondo una pergamena dell’Archivio Minore, nell’anno 412 del Calendario delle Nebbie, Scriptorath ordinò la chiusura di una sala dell’Archivio.
Non perché contenesse testi proibiti, ma perché vi si era depositato un silenzio troppo denso.
Alcuni Discepoli della Soglia, entrando, smettevano di parlare per giorni.
Altri dimenticavano perfino le domande.
Qualcuno riferì, uscendo, di aver ricevuto una risposta, pur senza ricordare di averla formulata.
Scriptorath annotò allora:
«Non ogni silenzio è istruttivo.
Alcuni rispondono prima che l’allievo sia pronto ad ascoltare.»
Da quel momento, la sala venne riaperta solo a chi era capace di restare in silenzio senza smettere di pensare.
Alcuni sostengono che, ancora oggi, se si entra con una domanda sincera,
il silenzio risponda.
Ma nessuno è mai riuscito a dire a quale domanda.
Scaglia di drago
Non ogni tacere è vuoto profondo,
c’è silenzio che veglia, silenzio che è mondo.
Uno ti apre, se sai sostare intero,
l’altro nasconde per paura del vero.
Ascolta la soglia, non correre via:
talvolta il silenzio è la vera magia.
𝓡𝓮𝓭𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮 𝓭𝓮𝓵𝓵’𝓐𝓻𝓬𝓱𝓲𝓿𝓲𝓸



