CONVENIENZA
Quando scrivere per opportunità spegne il pensiero libero
Era un mattino d’inizio del tempo laborale, quando l’opera non era ancora iniziata ma già pretendeva attenzione, e i passi di Scriptorath ne misuravano la lentezza.
Nell’Archivio, ogni navata restituiva il suono come se lo stesse assaggiando, sillaba dopo sillaba. Non c’era fretta in quel camminare, ma intenzione. Come se perfino il pavimento sapesse che certe parole vanno raggiunte e non afferrate.
Prima ancora che il Curatore posasse il bastone di custodia, un draghetto dall’inchiostro ancora fresco gli svolazzò davanti agli occhi.
«Maestro… c’è una cosa importante che deve vedere!»
Scriptorath non accelerò il passo per la premura del giovane iniziato.
«Le cose importanti,» disse, «non hanno fretta.»
Scriptorath si fermò il tempo necessario.
Poi aggiunse, bonariamente:
«Ora puoi mostrarmela.»
Azhuris, il draghetto blu, avanzò per primo. Le sue ali avevano ancora il tremito di chi ha letto troppo e dormito poco.
«Sono le parole, Maestro.
Le parole di quelli che si dicono scrittori.»
Pyrion, il rosso, non attese il suo turno.
«Le abbiamo seguite nei luoghi dove ora vivono.
Nei flussi rapidi, nei clamori.
Dove il pensiero dura meno di un respiro.»
Auryn, il giallo, volteggiava già più in alto, raccogliendo connessioni come scintille.
«Frasi nette.
Schieramenti dichiarati.
Applausi immediati.»
Davanti a loro si accesero gli schermi.
Scriptorath osservò in silenzio.
Il silenzio, nell’Archivio, non era mai vuoto.
Era una forma di attenzione.
«E ditemi,» chiese infine,
«scrivono per comprendere
o per essere notati?»
Espheris, verde smeraldo, parlò senza esitazione:
«Per restare al sicuro.»
Auryn abbassò di poco la quota.
«Per non perdere il consenso.»
Azhuris concluse, con voce più grave:
«Perché è conveniente.»
Scriptorath abbassò lo sguardo.
«Conveniente,» ripeté.
«È una parola che ho già archiviato.
Sta accanto a rinuncia.»
I draghetti si scambiarono uno sguardo incerto.
Fatti non foste a viver come bruti… risuonò come un eco lontano tra le pareti dell’Archivio.
Poi Cineris, il draghetto grigio, parlò.
Come sempre, quando il peso era reale.
«Maestro…
i loro lettori sono confusi.
Alcuni si sentono in colpa.
Altri traditi.
Pensavano di seguire un pensiero libero.»
Scriptorath sollevò una pergamena antica, consumata ai bordi. L’inchiostro aveva il colore delle decisioni che non si possono più correggere.
«Quando uno scrittore si schiera per opportunità,» disse,
«smette di pensare liberamente.
Non può più educare, solo addestrare.»
Pyrion serrò le ali.
«E quando un giornalista sceglie una parte?»
Scriptorath chiuse lentamente uno schermo, come si chiude una porta che non conduce più da nessuna parte.
«Se lo fa per servire la verità, resta in piedi.
Se lo fa per servire il potere, si inginocchia.»
Un silenzio più pesante cadde sull’Archivio.
Perfino le pergamene smisero di fremere. Nell’Archivio, qualcuno annotò che anche questo era un caso di eterogenesi dei fini. «Maestro…» sussurrò Espheris.
«Dobbiamo cancellarli?»
Scriptorath scosse il capo.
«No.
Nulla si cancella.
Si conserva, affinché altri imparino.»
Fece un passo avanti, e la sua ombra si allungò tra gli scaffali come una nota tenuta troppo a lungo.
«Annotate questo.»
I draghetti prepararono l’inchiostro.
Il danno più grande non è lo schieramento,
ma la frattura della fiducia tra chi scrive e chi legge.
Chi usa le parole per convenienza non illumina…
Condiziona.
Chi scrive ha il dovere di servire il vero,
non il consenso che lo protegge.
Scrissero in silenzio.
Prima di tornare al suo posto, Cineris esitò ancora un istante.
«Maestro…
torneranno a usare le parole con onestà?»
Scriptorath non rispose subito.
Poi disse soltanto:
«Quando smetteranno di usarle come vile moneta.»
Scaglia di drago
Chi piega la parola per proprio tornaconto,
perde il pensiero, rendendolo distorto.
Chi scrive per piacere e non per cercare,
non educa le menti: le asserve a barare.
Perché il vero, venduto per comoda via,
diventa silenzio… e la coscienza si svia.
𝓡𝓮𝓭𝓪𝔃𝓲𝓸𝓷𝓮 𝓭𝓮𝓵𝓵’𝓐𝓻𝓬𝓱𝓲𝓿𝓲𝓸




